Maggianico:
caseifici
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GALBANI

Questa ditta ebbe origine attorno al 1880 in Baiedo, oggi frazione di Pasturo, una delle più importanti zone di allevamento del bestiame in Valsassina. Al ritorno dal servizio militare, Egidio Galbani, il cui padre era fabbro a Ballabio Inferiore, dopo un infruttuoso tentativo di commerciare sapone, ebbe l'idea di acquistare quartiroli freschi, di stagionarli nelle grotte e di venderli a Milano, dove i formaggi della Valsassina contavano amatori. Ottenuto da un conoscente un prestito di 500 lire, cominciò l'attività casearia sia commerciale, in continuo contatto con i minuscoli caseifici locali, sia di lavoro diretto acquistando e trattando il latte.
Trasferitosi presto a Maggianico di Lecco per essere più vicino a tenute agricole meglio approvvigionate, mantenne a lungo la stagionatura nelle grotte dei Sassi Lunghi tra le due Grigne, facendo suoi i tradizionali segreti patrimonio dei casari della Valsassina.
Nel 1882 venne prodotto a Maggianico il primo dei tipici formaggi Galbani, la robiola piccante, simile al brie francese.
Confezionato in formette rettangolari di 250 g punteggiate da macchie scure di penicillo, ha mantenuto invariata l'etichetta, rappresentante una Lucia con la raggera fra una vacca ed una capra con tanto si secchio e sgabello.
Quel formaggio e altri che seguirono ispirandosi all'arte casearia francese, a cui Egidio Galbani attinse facendo un lungo viaggio con soste a Tolosa e in Normandia, patria del camembert, ebbero tale successo che un catalogo pubblicato alla fine del 1800 all'insegna di "squisitezza, economia, eleganza" portava questo scritto del titolare: "Fui il prim che dopo lunga esperienza costatami non pochi sacrificie non insignificanti spese, dopo solerti studi e appoggiato dall'incoraggiamento benevolo e lusinghiero ottenuto nelle prime prove, riuscii a soppiantare l'importazione estera, mettendo in commercio i miei formaggi di lusso, uso francese".
Varie tappe segnarono il cambiamento di sede per la fabbricazione dei latticini Galbani: Quarto Cagnino presso Magenta, la Cascina Melghera di Cernusco, Sant'Erasmo, la Cascina Rogolone. Ultimo approdo la Cascina Triulza a un tiro di schioppo dalla stazione di Melzo, dalla quale nel 1911 la fabbrica si trasferì in uno stabilimento eretto appositamente a duecento metri di distanza. Il successo definitivo della Galbani avvenne nel 1919 dopo la stasi seguita alla prima guerra mondiale, quando i fratelli Invernizzi, Riccardo, Ermenegildo e Achille, diventarono soci dell'azienda. Allo stabilimento di Melzo se ne aggiunsero altri nell'area padana, nel Lazio e in Sardegna. Alla produzione si affiancò l'organizzazione per la vendita, che fu presto forte di due centinaia di depositi e di due migliaia di camioncini, nonché di una presenza in oltre cinquanta nazioni.

da "L'Adda, il nostro fiume" di Pietro Pensa - Edizioni C.B.R.S. Lecco (ediz. luglio 1998)


pubblicità del 1893
Davide Galbani, storia di un caseificio

Nel 1895 il fittabile Antonio Mangiagalli subentra, presso la cascina Triulza, ai Salvadei. L’anno seguente giunge nella cascina come lattaio Egidio Galbani, che in precedenza aveva una azienda casearia a Maggianico di Lecco, dove produceva già la Robiola ed un formaggio di nome Margheria. 
Galbani inizia il proprio lavoro a Melzo con sette operai e un motore da tre cavalli. Nel 1898 gli operai sono dodici e l’anno seguente il lattaio fonda un laboratorio proprio; nel 1900 il capomastro Frates costruisce la cinta della nuova fabbrica in via Milano 10, quella che oggi si chiama via Cavour. 
Nel 1906 Egidio Galbani pensa di creare "un formaggio di pasta molle, giallo, finissimo, burroso, dolce, resistente": lo chiama Bel Paese, sarà un successo mondiale.
Nel 1911 il capomastro Caremoli gli costruisce il nuovo stabilimento, un grande edificio di 60 metri per 12, a due piani, ormai indispensabile: scordandosi di richiedere, per la gran fretta, l’autorizzazione comunale prescritta. Solo nove anni dopo, nel 1920, sarà già tempo di inaugurare un più moderno stabilimento, che resterà attivo fino al 1982.


pubblicità Galbani del 1899


MAURI

Nato a Maggianico di Lecco il 18 giugno 1882, Emilio Mauri, unendo la qualità del latte delle montagne valsassinesi e del Brembo alla quantità che si produceva nelle opulenti pianure della Bergamasca, del Lodigiano e del Magentino, nel 1920. attento al flusso di prodotti caseari in atto tra la Valsassina e Milano, iniziava un'attività artigianale di raccolta di formaggi tipici e della loro stagionatura. Trasferitosi a Pasturo, ambiente ideale per lo sviluppo della sua attività, il Mauri realizzò un piccolo stabilimento per la produzione e la stagionatura del quartirolo, delle robiole, dei caprini e del taleggio.
La ditta, trasformatasi nel 1930 in società per azioni, pur mantenendo il carattere di tradizione familiare che ancor oggi conserva, affiancò allo stabilimento di Pasturo un centro di raccolta a Magenta e un caseificio a Rovato, che nel 1951 fu trasferito a Treviglio.
Nel 1950 l'azienda stipulò un contratto con i produttori della Valsassina per la raccolta del latte, il che permise di iniziare nel 1954 la produzione di burro da tavola. Lo stabilimento di Pasturo venne ampliato e così vi possono essere convogliati giornalmente forti quantitativi di formaggio da Treviglio per la stagionatura. L'utilizzazione del siero consente l'allevamento di suini, fatto con attrezzature moderne. Il tipico aspetto di produzione familiare dà luogo al mantenimento di una maestranza specializzata ed attenta, che dà ai prodotti della Mauri una grande notorietà, ragione di smercio su tutto il territorio nazionale, in Francia, in Germania e negli Stati Uniti.
Diretta, dopo la morte di Emilio Mauri, da Angelo Colombo e Angelo Mauri, poi sotto la guida di Emilio Mario Merlo, discendente del fondatore, l'azienda continua la sua ascesa commerciale, pur rimanendo fedele alla sua peculiarità di produttrice di genuine bontà casearie della Valsassina.

da "L'Adda, il nostro fiume" di Pietro Pensa - Edizioni C.B.R.S. Lecco (ediz. luglio 1998)


Con la Robiola di Maggianico del caseificio Mauri si poteva fare questa ricetta:

Charlotte di Maggianico 
Rivestite il fondo e le pareti di uno stampo da charlotte con fettine sottili di pane bianco uso inglese (a cassetta) e di pane scuro di segale, alternando i colori. Togliete la crosta ad una formetta, piuttosto grossa, di Robiola di Maggianico fresca e non troppo matura e passatela al setaccio. Montate, ben soda, un quarto di litro di panna e mescolatela al formaggio, montando ancora con la frusta. Versate il composto nello stampo e fatelo ben gelare prima di servirlo. Capovolgetelo sul piatto di servizio, contornando con gallette salate o pane bianco tostato.


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