Maggianico- I CASEIFICI

GALBANI

pubblicità Galbani del 1893

Questa ditta ebbe origine attorno al 1880 in Baiedo, oggi frazione di Pasturo, una delle piu' importanti zone di allevamento del bestiame in Valsassina. Al ritorno dal servizio militare, Egidio Galbani, il cui padre era fabbro a Ballabio Inferiore, dopo un infruttuoso tentativo di commerciare sapone, ebbe l'idea di acquistare quartiroli freschi, di stagionarli nelle grotte e di venderli a Milano, dove i formaggi della Valsassina contavano amatori. Ottenuto da un conoscente un prestito di 500 lire, comincio' l'attivita' casearia sia commerciale, in continuo contatto con i minuscoli caseifici locali, sia di lavoro diretto acquistando e trattando il latte. Trasferitosi presto a Maggianico di Lecco per essere piu' vicino a tenute agricole meglio approvvigionate, mantenne a lungo la stagionatura nelle grotte dei Sassi Lunghi tra le due Grigne, facendo suoi i tradizionali segreti patrimonio dei casari della Valsassina. Nel 1882 venne prodotto a Maggianico il primo dei tipici formaggi Galbani, la robiola piccante, simile al brie francese. Confezionato in formette rettangolari di 250 g punteggiate da macchie scure di penicillo, ha mantenuto invariata l'etichetta, rappresentante una Lucia con la raggera fra una vacca ed una capra con tanto si secchio e sgabello. Quel formaggio e altri che seguirono ispirandosi all'arte casearia francese, a cui Egidio Galbani attinse facendo un lungo viaggio con soste a Tolosa e in Normandia, patria del camembert, ebbero tale successo che un catalogo pubblicato alla fine del 1800 all'insegna di "squisitezza, economia, eleganza" portava questo scritto del titolare: "Fui il prim che dopo lunga esperienza costatami non pochi sacrifici e non insignificanti spese, dopo solerti studi e appoggiato dall'incoraggiamento benevolo e lusinghiero ottenuto nelle prime prove, riuscii a soppiantare l'importazione estera, mettendo in commercio i miei formaggi di lusso, uso francese". Varie tappe segnarono il cambiamento di sede per la fabbricazione dei latticini Galbani: Quarto Cagnino presso Magenta, la Cascina Melghera di Cernusco, Sant'Erasmo, la Cascina Rogolone. Ultimo approdo la Cascina Triulza a un tiro di schioppo dalla stazione di Melzo, dalla quale nel 1911 la fabbrica si trasferi' in uno stabilimento eretto appositamente a duecento metri di distanza. Il successo definitivo della Galbani avvenne nel 1919 dopo la stasi seguita alla prima guerra mondiale, quando i fratelli Invernizzi, Riccardo, Ermenegildo e Achille, diventarono soci dell'azienda. Allo stabilimento di Melzo se ne aggiunsero altri nell'area padana, nel Lazio e in Sardegna. Alla produzione si affianco' l'organizzazione per la vendita, che fu presto forte di due centinaia di depositi e di due migliaia di camioncini, nonche' di una presenza in oltre cinquanta nazioni.

da "L'Adda, il nostro fiume" di Pietro Pensa - Edizioni C.B.R.S. Lecco (ediz. luglio 1998)


Davide Galbani, storia di un caseificio

Nel 1895 il fittabile Antonio Mangiagalli subentra, presso la cascina Triulza, ai Salvadei. L'anno seguente giunge nella cascina come lattaio Egidio Galbani, che in precedenza aveva una azienda casearia a Maggianico di Lecco, dove produceva gia' la Robiola ed un formaggio di nome Margheria. Galbani inizia il proprio lavoro a Melzo con sette operai e un motore da tre cavalli. Nel 1898 gli operai sono dodici e l'anno seguente il lattaio fonda un laboratorio proprio; nel 1900 il capomastro Frates costruisce la cinta della nuova fabbrica in via Milano 10, quella che oggi si chiama via Cavour. Nel 1906 Egidio Galbani pensa di creare "un formaggio di pasta molle, giallo, finissimo, burroso, dolce, resistente": lo chiama Bel Paese, sara' un successo mondiale. Nel 1911 il capomastro Caremoli gli costruisce il nuovo stabilimento, un grande edificio di 60 metri per 12, a due piani, ormai indispensabile: scordandosi di richiedere, per la gran fretta, l'autorizzazione comunale prescritta. Solo nove anni dopo, nel 1920, sara' gia' tempo di inaugurare un piu' moderno stabilimento, che restera' attivo fino al 1982.

da "L'Adda, il nostro fiume" di Pietro Pensa - Edizioni C.B.R.S. Lecco (ediz. luglio 1998)

pubblicità Galbani 1899
pubblicità Galbani 1899

Con la Robiola di Maggianico del caseificio Mauri si poteva fare questa ricetta: Charlotte di Maggianico Rivestite il fondo e le pareti di uno stampo da charlotte con fettine sottili di pane bianco uso inglese (a cassetta) e di pane scuro di segale, alternando i colori. Togliete la crosta ad una formetta, piuttosto grossa, di Robiola di Maggianico fresca e non troppo matura e passatela al setaccio. Montate, ben soda, un quarto di litro di panna e mescolatela al formaggio, montando ancora con la frusta. Versate il composto nello stampo e fatelo ben gelare prima di servirlo. Capovolgetelo sul piatto di servizio, contornando con gallette salate o pane bianco tostato.